Questa pagina accompagna una Messa domenicale del Messale Romano di papa Paolo VI, la Messa della maggior parte delle parrocchie cattoliche di oggi, spesso chiamata Novus Ordo («nuovo ordinamento») o forma ordinaria. È scritta per chi ci va per la prima volta, o vi ritorna dopo anni di lontananza: che cosa accade in ogni momento, e se si sta in piedi, seduti o in ginocchio.
Le preghiere fisse, l'Ordinario della Messa, sono le stesse ogni domenica; le letture e le preghiere del sacerdote proprie del giorno cambiano. Le letture domenicali seguono un ciclo di tre anni, così che in tre anni si legge ad alta voce gran parte della Bibbia. Il foglietto della Messa di solito riporta le letture del giorno. Per avere un libro proprio, un Messale festivo contiene l'Ordinario della Messa e le letture di tutte le domeniche; il Sunday Missal della Catholic Truth Society riporta l'Ordinario della Messa in latino e in inglese uno accanto all'altro. Nelle tabelle di questa pagina, le risposte brevi del popolo (E con il tuo spirito, Rendiamo grazie a Dio) sono quelle del Messale Romano della Conferenza Episcopale Italiana; le altre righe traducono il latino con le parole del Catechismo della dottrina cristiana di san Pio X e della Bibbia di mons. Antonio Martini, e nella Messa in italiano alcune di esse hanno una forma diversa.
La Messa ha due parti principali, la Liturgia della Parola e la Liturgia eucaristica, così strettamente unite da formare un unico atto di adorazione: prima viene preparata la mensa della parola di Dio, poi la mensa del Corpo del Signore. Brevi riti la aprono e la chiudono. Cristo è presente per tutto il tempo: nel popolo riunito nel suo nome, nel sacerdote, nella sua parola e soprattutto nel suo Corpo e nel suo Sangue.
Mentre comincia il canto d'ingresso, il sacerdote entra con i chierichetti. Fa un profondo inchino all'altare e lo bacia, e può incensarlo. In piedi.
Alla sede il sacerdote e tutti insieme si fanno il segno della croce, e il popolo risponde Amen. Poi il sacerdote saluta il popolo, con un saluto di san Paolo o con quello semplice qui sotto, e il popolo risponde. Questo scambio ritorna più volte. In piedi.
| Dominus vobiscum. | Il Signore sia con voi. |
| Et cum spiritu tuo. | E con il tuo spirito. |
Il sacerdote invita tutti a riconoscere i propri peccati e, dopo un breve silenzio, tutti fanno una confessione generale. Di solito è il Confiteor («Confesso»): ciascuno confessa a Dio e agli altri di aver peccato in pensieri, parole, opere e omissioni, si batte il petto e chiede alla Madonna, agli angeli e ai santi e a tutti i presenti di pregare per lui. A volte si usa una forma più breve. Poi il sacerdote prega perché Dio abbia misericordia di tutti; questo non sostituisce la Confessione. In alcune domeniche, invece, il sacerdote asperge il popolo con l'acqua benedetta, in ricordo del battesimo. In piedi.
Kyrie, eleison; Christe, eleison; Kyrie, eleison: «Signore, pietà; Cristo, pietà; Signore, pietà». Il sacerdote o il cantore dice o canta ogni invocazione e il popolo la ripete, in greco o nella lingua del luogo. Se è già stato detto nell'Atto penitenziale, non si ripete. In piedi.
Nelle domeniche fuori dell'Avvento e della Quaresima, e nelle feste, tutti cantano o dicono il Gloria in excelsis Deo, l'antico inno che comincia con il canto degli angeli a Betlemme (Lc 2,14) e prosegue lodando il Padre e l'Agnello di Dio. In piedi.
Il sacerdote dice Oremus («Preghiamo»), e tutti pregano per un momento in silenzio. Poi dice la Colletta, la preghiera del giorno, che dà il tono della festa o del tempo. Il popolo risponde Amen. In piedi.
Un lettore va all'ambone, il leggio delle Scritture, e legge dall'Antico Testamento (nel tempo pasquale, dagli Atti degli Apostoli). Alla fine il lettore proclama che questa è parola del Signore, e il popolo rende grazie a Dio (Verbum Domini. Deo gratias.). Può seguire un breve silenzio. Seduti.
Un cantore o un lettore canta o legge i versetti di un salmo, e il popolo ripete dopo ciascuno un breve ritornello. Il salmo è anch'esso parola di Dio, e aiuta tutti a meditare ciò che hanno appena ascoltato. Seduti.
Nelle domeniche e nelle solennità c'è una seconda lettura, di solito da una lettera di uno degli Apostoli, che termina come la prima. Seduti.
Tutti si alzano e cantano l'Alleluia, accogliendo il Signore che sta per parlare nel Vangelo, con un versetto cantato dal cantore. In Quaresima l'Alleluia si omette e al suo posto c'è un'altra breve acclamazione. In piedi.
Il Vangelo è il culmine della Liturgia della Parola, letto da un diacono o da un sacerdote. Egli saluta il popolo e annuncia il Vangelo da cui legge, tracciando con il pollice una piccola croce sul libro e poi sulla fronte, sulle labbra e sul petto; tutti fanno le stesse tre piccole croci e rispondono con una parola di gloria al Signore. Alla fine il popolo loda Cristo (Laus tibi, Christe), e il sacerdote bacia il libro. In piedi.
Il sacerdote o il diacono predica, spiegando il significato delle letture o delle preghiere del giorno per la vita del popolo. Può seguire un breve silenzio. Seduti.
Nelle domeniche e nelle solennità tutti insieme dicono o cantano il Credo, rispondendo alla parola di Dio con la professione di fede della Chiesa. Di solito è il Credo niceno; in Quaresima e nel tempo pasquale può essere il Simbolo degli Apostoli. Alle parole sull'Incarnazione, che il Figlio si è fatto uomo per opera dello Spirito Santo dalla Vergine Maria (Et incarnatus est), tutti fanno un profondo inchino; a Natale e nella festa dell'Annunciazione tutti fanno la genuflessione. In piedi.
Detta anche preghiera universale, o in inglese «Bidding Prayers»: un lettore o un diacono annuncia le intenzioni per la Chiesa, per chi governa e per la salvezza del mondo, per chi si trova in qualunque difficoltà, e per la comunità locale. Dopo ciascuna il popolo risponde con una breve preghiera, e il sacerdote conclude con un'orazione. In piedi.
Si prepara l'altare, spesso alcuni fedeli portano all'altare il pane e il vino, e si raccoglie la colletta per la Chiesa e per i poveri. Il sacerdote solleva un poco sopra l'altare il pane e poi il vino, benedicendo Dio per questi doni della terra e del lavoro dell'uomo. Di solito dice queste preghiere sottovoce mentre si canta un inno; se le dice ad alta voce, il popolo risponde benedicendo Dio. Mescola un po' d'acqua al vino e si lava le mani, segno del desiderio di essere puro interiormente. Seduti.
Il sacerdote invita il popolo a pregare perché il suo sacrificio e il loro siano graditi a Dio Padre (Orate, fratres, «Pregate, fratelli»). Il popolo si alza e risponde, chiedendo al Signore di accoglierlo a sua gloria e per il bene di tutta la Chiesa. Il sacerdote dice l'orazione sulle offerte del giorno, e il popolo risponde Amen. In piedi.
Comincia ora il centro e il culmine di tutta la celebrazione: la Preghiera eucaristica, la grande preghiera di rendimento di grazie e di santificazione. Si apre con un antico dialogo in tre parti. Il sacerdote saluta il popolo; lo invita a innalzare i cuori (Sursum corda), e il popolo risponde che i cuori sono rivolti al Signore; lo invita a rendere grazie a Dio, e il popolo risponde che è cosa giusta farlo. Poi canta o dice il Prefazio, ringraziando il Padre per l'opera della salvezza o per il mistero del giorno. In piedi.
Il Prefazio termina unendosi agli angeli nella loro lode, e tutti cantano o dicono il Sanctus, «Santo, santo, santo», il grido dei serafini davanti al trono di Dio (Is 6,3), con il Benedictus qui venit, il grido della folla che accolse Cristo la domenica delle Palme (Mt 21,9). In piedi, e in ginocchio quando termina.
Il sacerdote da solo dice la Preghiera eucaristica; il popolo vi si unisce nella fede e nel silenzio. Il Messale ne ha diverse: la Preghiera eucaristica I è il Canone Romano, l'antica preghiera della Messa romana, che si può usare in ogni Messa e si sente in molte parrocchie; sono approvate anche le Preghiere eucaristiche II, III e IV e alcune altre. In ciascuna il sacerdote invoca lo Spirito Santo sul pane e sul vino e poi, con le parole e i gesti di Cristo nell'Ultima Cena, avviene la consacrazione.
Sul pane il sacerdote dice le parole di Cristo, ed esso diventa il suo Corpo. Innalza l'Ostia santa perché il popolo la veda e la adori, e fa la genuflessione. Sul calice dice le parole di Cristo, e il vino diventa il suo Preziosissimo Sangue; innalza il calice e fa di nuovo la genuflessione. Un chierichetto può suonare il campanello. Guardate l'Ostia e il calice mentre vengono innalzati, e chinate il capo mentre il sacerdote fa la genuflessione. In ginocchio.
| Hoc est enim Corpus meum. | Ché questo è il Corpo mio. |
La preghiera continua: la Chiesa fa memoria della Passione, della Risurrezione e dell'Ascensione di Cristo, offre al Padre la Vittima immacolata e impara a offrire sé stessa con lui, e prega per il Papa e il vescovo, per tutta la Chiesa, per i vivi e per i defunti, in comunione con la Madonna e con i santi. In ginocchio.
Subito dopo la consacrazione il sacerdote dice Mysterium fidei, «mistero della fede», e il popolo risponde con una di tre brevi acclamazioni che proclamano la morte e la Risurrezione di Cristo, come dice san Paolo: ogni volta che si mangia questo pane e si beve questo calice, «annuncerete la morte del Signore per fino a tanto che egli venga» (1 Cor 11,26). In ginocchio.
Il sacerdote innalza insieme l'Ostia e il calice e canta o dice la dossologia (Per ipsum), dando ogni onore e gloria al Padre per mezzo di Cristo, nell'unità dello Spirito Santo. Il popolo risponde con il grande Amen, spesso cantato: il suo «sì» a tutta la preghiera. In ginocchio, poi in piedi.
Tutti insieme dicono o cantano la Preghiera del Signore; la sua domanda del pane quotidiano è, per i cristiani, soprattutto una preghiera per il Pane dell'Eucaristia. Il sacerdote da solo prosegue, chiedendo che tutta la comunità sia liberata dal male, e il popolo conclude con un'antica acclamazione che attribuisce a Dio il regno, la potenza e la gloria (Quia tuum est regnum). In piedi.
Il sacerdote prega per la pace e l'unità della Chiesa e dà il saluto di pace (Pax Domini sit semper vobiscum), e il popolo risponde. Può invitare tutti a scambiarsi un segno di pace, secondo l'uso del luogo: con sobrietà, e solo con chi è più vicino. In piedi.
Il sacerdote spezza l'Ostia, come Cristo spezzò il pane nell'Ultima Cena, e ne lascia cadere un piccolo frammento nel calice. Intanto tutti cantano o dicono Agnus Dei, qui tollis peccata mundi («Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo»), le prime due volte terminando con «abbi pietà di noi» e l'ultima con «donaci la pace» (dona nobis pacem). In piedi; in ginocchio alla fine dell'Agnus Dei.
Il sacerdote mostra l'Ostia con le parole di san Giovanni Battista, «Ecco l'Agnello di Dio» (Gv 1,29), aggiungendo una frase dell'Apocalisse che chiama beati gli invitati alla cena dell'Agnello (Ap 19,9). Sacerdote e popolo dicono poi una volta le parole del centurione, che disse a Cristo di non essere degno di averlo sotto il suo tetto e gli chiese soltanto una parola di guarigione (Mt 8,8). In ginocchio.
| Ecce Agnus Dei, ecce qui tollit peccata mundi. | Ecco l'Agnello di Dio, ecco colui che toglie i peccati del mondo. |
| Domine, non sum dignus, ut intres sub tectum meum, sed tantum dic verbo, et sanabitur anima mea. | Signore, io non son degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di' solamente una parola, e l'anima mia sarà guarita. |
Dopo la Comunione del sacerdote comincia il canto di Comunione, e chi riceve la Comunione si avvicina in fila. Arrivati davanti, fate un segno di riverenza, come un inchino del capo. Il sacerdote o il ministro mostra l'Ostia e dice Corpus Christi, «Il Corpo di Cristo»; voi rispondete Amen, il vostro atto di fede. La Chiesa permette ciascuno di questi modi di ricevere:
Ricevono la santa Comunione solo i cattolici debitamente preparati: senza peccato grave (altrimenti, prima andate a confessarvi) e dopo aver osservato il digiuno di un'ora da cibi e bevande, eccetto l'acqua e le medicine. Se non ricevete la Comunione, restate al vostro posto e fate la comunione spirituale, chiedendo a Nostro Signore di venire nel vostro cuore. Dopo c'è un tempo di ringraziamento in silenzio: seduti o in ginocchio.
Il sacerdote dice Oremus e prega perché il mistero appena celebrato porti frutto in chi lo ha ricevuto; il popolo risponde Amen. Seguono gli eventuali avvisi della parrocchia. In piedi.
Il sacerdote saluta ancora una volta il popolo e lo benedice nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Fatevi il segno della croce e rispondete Amen. In alcuni giorni la benedizione è più solenne, con una speciale preghiera sul popolo. In piedi.
Il diacono o il sacerdote congeda il popolo perché viva ciò che ha celebrato, facendo il bene e lodando Dio. Ci sono diverse brevi formule; la più antica è qui sotto, e il popolo risponde rendendo grazie a Dio. Il sacerdote bacia l'altare, si inchina ed esce durante il canto finale. In piedi finché non è uscito.
| Ite, missa est. | Andate, la Messa è compiuta. |
| Deo gratias. | Rendiamo grazie a Dio. |
La stessa Messa si può celebrare in modi diversi. Tutti questi sono permessi e si trovano in molte parrocchie.
Chi non può inginocchiarsi, per l'età, la salute o la mancanza di spazio, può stare in piedi o seduto, e fare un profondo inchino quando il sacerdote fa la genuflessione dopo la consacrazione. Se le persone intorno a voi fanno diversamente, fate come loro.
Per la forma più antica della Messa, si veda la Messa in latino spiegata.