Questa pagina accompagna dall'inizio alla fine una Messa letta del Messale Romano del 1962, la Messa tradizionale in latino. È scritta per chi ci va per la prima volta: che cosa accade in ogni momento, e se si sta in ginocchio, in piedi o seduti. Tenetela aperta sul telefono in fondo alla chiesa, oppure leggetela la sera prima.
Tre cose aiutano alla prima visita.
Il messale è il libro della Messa. Il messalino (o «messale quotidiano») è una versione per i fedeli nei banchi, con il latino da una parte e la traduzione accanto. Contiene l'Ordinario, le preghiere che sono le stesse a ogni Messa, e il Proprio, le parti che cambiano con il giorno: l'Introito, la Colletta, l'Epistola, il Graduale, il Vangelo, il versetto dell'Offertorio, la Segreta, il versetto della Comunione e il Postcommunio. I nastri permettono di segnare l'Ordinario e la Messa del giorno e di passare dall'uno all'altra.
Per cominciare basta il libretto gratuito all'ingresso: contiene l'Ordinario, e le letture si possono ascoltare. Quando vorrete il messale completo, due dei migliori in commercio sono il 1962 Roman Catholic Daily Missal di Angelus Press, uno dei migliori editori di libri cattolici tradizionali, e il 1962 Daily Missal di Baronius Press, che usa la Douay-Rheims per i testi della Scrittura. Entrambi seguono il calendario del 1962. Quest'ultimo è venduto anche dalla Latin Mass Society di Inghilterra e Galles. La vostra cappella può vendere messali o ordinarne uno per voi: chiedete dopo la Messa.
La Messa ha due metà. La prima, la Messa dei catecumeni, è preghiera e letture. La seconda, la Messa dei fedeli, è l'offerta del pane e del vino, la Consacrazione e la santa Comunione. I nomi antichi vengono dalla Chiesa dei primi secoli, quando chi si preparava ancora al battesimo veniva congedato prima della seconda metà. Nelle tabelle, il testo italiano accanto al latino è quello del Catechismo della dottrina cristiana pubblicato per ordine di san Pio X (Libreria Editrice Vaticana, edizione del 1959), che riporta le preghiere della Messa in latino e in italiano; le parole del Battista alla Comunione sono prese dalla Bibbia di mons. Antonio Martini, tradotta dalla Volgata.
Il sacerdote entra con il chierichetto, portando il calice coperto. Lo depone sull'altare, apre il messale e scende ai piedi dei gradini dell'altare. In piedi mentre entra.
Ai piedi dei gradini il sacerdote si fa il segno della croce e recita con il chierichetto il Salmo 42 (Judica me), una preghiera di desiderio di salire all'altare di Dio. Si omette nel tempo di Passione e nelle Messe da Requiem. Poi il sacerdote dice il Confiteor, la preghiera con cui si confessano i peccati, il chierichetto lo dice a sua volta per il popolo, e il sacerdote prega per il loro perdono. In ginocchio.
| Introibo ad altare Dei. | Mi accosterò all'altare di Dio. |
| Ad Deum qui laetificat juventutem meam. | A Dio il quale dà letizia alla mia giovinezza. |
Poi il sacerdote sale i gradini, pregando sottovoce di essere purificato, e bacia l'altare.
Sul lato destro dell'altare (il «lato dell'Epistola») il sacerdote legge l'Introito, un breve versetto, di solito dai Salmi, che cambia ogni giorno e ne dà il tono. Un tempo era il canto che accompagnava l'ingresso del clero. In ginocchio.
Tornato al centro, il sacerdote e il chierichetto dicono tre volte Kyrie, eleison («Signore, pietà»), tre volte Christe, eleison e di nuovo tre volte Kyrie, eleison: nove invocazioni di misericordia. Le parole sono greche, un ricordo dei primissimi tempi della Chiesa di Roma. In ginocchio.
Nelle feste e nella maggior parte delle domeniche il sacerdote dice il Gloria in excelsis Deo, l'inno di lode che comincia con il canto degli angeli a Betlemme. Si omette nelle domeniche e nei giorni feriali ordinari dei tempi penitenziali, l'Avvento e le settimane prima di Pasqua, e nelle Messe da Requiem. In ginocchio.
Il sacerdote bacia l'altare, si volge al popolo e lo saluta, e il chierichetto risponde per tutti.
| Dominus vobiscum. | Il Signore sia con voi. |
| Et cum spiritu tuo. | E anche col tuo spirito. |
Poi dice Oremus («Preghiamo») e legge la Colletta, la preghiera del giorno, che raccoglie la preghiera della Chiesa in quella festa o in quel tempo. In alcuni giorni se ne dice più di una. In ginocchio.
Il sacerdote legge in latino la prima lettura, di solito da una delle lettere degli Apostoli. Alla fine il chierichetto risponde Deo gratias («Siano grazie a Dio»). Seduti.
Sempre sul lato dell'Epistola, il sacerdote legge il Graduale, versetti di un salmo tra le due letture, seguiti da un Alleluia o, nei tempi penitenziali, da un salmo più lungo chiamato Tratto. Seduti.
Il chierichetto porta il messale sul lato sinistro (il «lato del Vangelo»). Il sacerdote si inchina al centro e prega che il suo cuore e le sue labbra siano purificati per annunciare il Vangelo, poi lo legge. Mentre lo annuncia traccia con il pollice una croce sul libro e poi su di sé, sulla fronte, sulle labbra e sul petto, e molti fanno le stesse piccole croci. In piedi.
La domenica e nelle feste il sacerdote spesso rilegge l'Epistola e il Vangelo nella lingua del luogo e poi predica. La predica è nella lingua del luogo. Seduti.
La domenica e nelle feste maggiori il sacerdote dice il Credo niceno, la professione di fede della Chiesa. Alle parole Et incarnatus est («e si incarnò») tutti si inginocchiano o fanno la genuflessione per un momento, in onore dell'Incarnazione. Per il resto, in piedi.
Il sacerdote saluta di nuovo il popolo e legge il versetto dell'Offertorio. Comincia ora la Messa dei fedeli. Offre il pane sulla patena, versa nel calice il vino e una goccia d'acqua e lo offre, poi si lava le dita (il Lavabo, dal salmo che dice mentre lo fa). Volgendosi al popolo dice Orate, fratres («Pregate, fratelli»), chiedendo di pregare perché il suo sacrificio e il loro sia gradito a Dio; il chierichetto risponde. Seduti; in alcuni luoghi da qui in poi si sta in ginocchio.
Il sacerdote dice la Segreta, la preghiera sulle offerte, a voce così bassa che non si sente. È la più antica preghiera d'offertorio della Messa romana e cambia ogni giorno, come la Colletta. Termina ad alta voce con Per omnia saecula saeculorum («per tutti i secoli dei secoli»). Seduti o in ginocchio, come chi vi sta intorno.
Un breve dialogo apre la grande preghiera di ringraziamento: il sacerdote dice Sursum corda, invitando tutti a innalzare il cuore al Signore, e il chierichetto risponde per il popolo. Poi il sacerdote legge il Prefazio, un inno di ringraziamento che cambia secondo il tempo e la festa e termina unendosi agli angeli nella loro lode. In ginocchio (in alcuni luoghi si resta seduti fino al Sanctus).
Il sacerdote dice «Santo, Santo, Santo» (Sanctus), il canto degli angeli in Isaia, seguito dal Benedictus qui venit, il grido della folla la domenica delle Palme. Il chierichetto suona il campanello. In ginocchio da qui fino a dopo la Comunione.
Il Canone è il cuore della Messa, la preghiera eucaristica fissa del Rito Romano, e si dice in silenzio. Il sacerdote prega per la Chiesa, per il Papa e il vescovo, e per i vivi che desidera ricordare, e fa memoria della Madonna, degli Apostoli e dei primi martiri di Roma. È il momento più silenzioso della Messa: un tempo per la vostra preghiera personale. In ginocchio.
Il sacerdote prende l'ostia e pronuncia su di essa le parole di Cristo nell'Ultima Cena, poi fa lo stesso sul calice. Per queste parole il pane e il vino diventano il Corpo e il Sangue di Cristo. Dopo ciascuna, fa la genuflessione, innalza l'Ostia santa e poi il Calice ben sopra il capo perché il popolo li veda e li adori, e fa di nuovo la genuflessione. Il chierichetto suona il campanello a ogni elevazione. Guardate l'Ostia e il Calice mentre vengono innalzati; chinate il capo mentre il sacerdote fa la genuflessione. In ginocchio.
| Hoc est enim Corpus meum. | Ché questo è il Corpo mio. |
Il Canone continua in silenzio: il sacerdote offre il sacrificio a Dio, prega per i defunti e chiede una parte con i santi per «noi peccatori», battendosi il petto. Termina ad alta voce con Per omnia saecula saeculorum, e il chierichetto risponde Amen.
Il sacerdote dice ad alta voce il Padre nostro; il chierichetto risponde l'ultima riga per tutti, Sed libera nos a malo («Ma liberaci dal male»). Poi il sacerdote spezza l'Ostia e ne lascia cadere un piccolo frammento nel calice. In ginocchio.
Battendosi il petto, il sacerdote dice tre volte Agnus Dei, qui tollis peccata mundi («Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo»), le prime due volte terminando con «abbi pietà di noi» e la terza con «donaci la pace». Poi dice sottovoce le preghiere prima della propria Comunione e riceve l'Ostia e il Preziosissimo Sangue. In ginocchio.
Il sacerdote si volge al popolo tenendo alta un'Ostia e dice:
| Ecce Agnus Dei, ecce qui tollit peccata mundi. | Ecco l'Agnello di Dio, ecco colui che toglie i peccati del mondo. |
| Domine, non sum dignus, ut intres sub tectum meum: sed tantum dic verbo, et sanabitur anima mea. | Signore, io non son degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di' solamente una parola, e l'anima mia sarà guarita. |
La seconda frase, le parole del centurione nel Vangelo, si dice tre volte. Chi riceve la Comunione si avvicina e si inginocchia alla balaustra. La Comunione si dà sotto la sola specie del pane, sulla lingua. Spesso lungo la balaustra c'è un panno bianco: mettete le mani sotto di esso. Mentre dà l'Ostia il sacerdote dice una breve benedizione in latino, «Il Corpo di Nostro Signore Gesù Cristo custodisca l'anima tua per la vita eterna. Amen», e l'Amen lo dice lui stesso, quindi non si risponde. Basta aprire la bocca, sporgere un poco la lingua, ricevere e tornare al proprio posto.
Ricevono la santa Comunione solo i cattolici debitamente preparati: in stato di grazia e dopo aver osservato il digiuno eucaristico, che secondo la legge attuale della Chiesa è di un'ora. Se non ricevete la Comunione, restate in ginocchio al vostro posto e fate la comunione spirituale. Dopo c'è un tempo di ringraziamento in silenzio: in ginocchio, oppure seduti una volta che il Santissimo Sacramento è stato riposto nel tabernacolo.
Il sacerdote purifica il calice e legge il versetto della Comunione sul lato dell'Epistola. Poi saluta ancora una volta il popolo e legge il Postcommunio, una preghiera di ringraziamento e di domanda che corrisponde alla Colletta e alla Segreta del giorno. In ginocchio.
Il sacerdote si volge al popolo e dice Ite, missa est. Le parole sono difficili da rendere in italiano; il senso antico è il congedo solenne del popolo. Nelle Messe da Requiem il sacerdote dice invece Requiescant in pace («Riposino in pace»). In ginocchio.
| Ite, missa est. | Andate, la Messa è compiuta. |
| Deo gratias. | Siano grazie a Dio. |
Il sacerdote dice una breve preghiera perché Dio gradisca il sacrificio (Placeat tibi), poi si volge e benedice il popolo nel nome della Trinità. Fatevi il segno della croce. In ginocchio.
Sul lato del Vangelo il sacerdote legge l'inizio del Vangelo di san Giovanni (Gv 1,1-14), «In principio era il Verbo». Alle parole qui sotto tutti fanno la genuflessione con il sacerdote. Questa lettura nacque come devozione privata dopo la Messa ed entrò nel Messale di san Pio V. In piedi, con la genuflessione all'Incarnazione.
| Et Verbum caro factum est. | E il Verbo si fece carne. |
Dopo una Messa letta il sacerdote si inginocchia ai piedi dell'altare e guida il popolo nelle preghiere che prendono il nome da papa Leone XIII, che per primo le chiese: tre Ave Maria, la Salve Regina, la preghiera a san Michele Arcangelo e una triplice invocazione al Sacro Cuore. Papa Pio XI chiese poi che fossero offerte per il popolo della Russia. Non fanno parte del Messale stesso, e non si dicono dopo una Messa cantata. In ginocchio, e unitevi alla preghiera.
Poi il sacerdote esce. In piedi mentre se ne va. Molti restano qualche minuto in silenzioso ringraziamento.
Tutto quanto sopra descrive una Messa letta, detta da un solo sacerdote con un chierichetto. È la consueta Messa feriale, e anche molte prime Messe della domenica sono Messe lette. La forma più piena del rito è la Messa solenne, in cui si canta tutto ciò che si può cantare.
A una Messa cantata il popolo sta più spesso in piedi: al Gloria e alla Colletta, per il Prefazio, al Pater Noster e al Postcommunio. Le preghiere leonine non si dicono. Per il resto l'ordine della Messa è lo stesso della Messa letta, quindi la guida qui sopra resta valida.
Le usanze cambiano da chiesa a chiesa. Se le persone intorno a voi si inginocchiano dove questa lista dice di sedersi, inginocchiatevi con loro.
Per la Messa di papa san Paolo VI, si veda il Novus Ordo spiegato.