Giuseppina Bakhita
religiosa sudanese, santa (1868-1947)
Festa: 8 febbraio (calendario romano vigente, memoria facoltativa) · non presente nel Messale del 1962
Chi era
Bakhita nacque nel 1869 in un villaggio del Darfur, in Sudan. A nove anni fu rapita da mercanti di schiavi, così terrorizzata da dimenticare il proprio nome; la chiamarono 'Bakhita', 'fortunata'. Venduta più e più volte nei mercati di El Obeid e Khartoum, fu segnata con 114 tagli strofinati con il sale mentre serviva un generale turco. A Khartoum l'agente consolare italiano Callisto Legnani la comprò e la trattò con gentilezza, e nel 1884 la portò in Italia, dove divenne bambinaia della figlia della famiglia Michieli vicino a Mirano.
Lasciata per nove mesi presso le Suore Canossiane a Venezia, conobbe Gesù, e il 9 gennaio 1890 ricevette il battesimo, la cresima e la Prima Comunione dal Patriarca di Venezia, prendendo il nome di Giuseppina. Nel 1893 entrò nel noviziato canossiano, e per 45 anni fu cuoca, sacrestana e soprattutto portinaia del convento di Schio, amata dalla città per il suo sorriso dolce e la sua bontà. Morì di polmonite l'8 febbraio 1947.
I miracoli
I miracoli esaminati per la sua beatificazione e canonizzazione non sono descritti nelle fonti che abbiamo utilizzato.
Perché questo fu riconosciuto come santità
Bakhita perdonò tutto. Diceva che se avesse incontrato i negrieri che l'avevano rapita e torturata si sarebbe inginocchiata a baciare loro le mani, perché senza di loro non sarebbe diventata cristiana e religiosa.
- Vatican News - Saint of the day (Italian): Josephine Bakhita
- Wikipedia - Josephine Bakhita (canonisation)
- Wikidata Q236030 — date, giorno di festa e identificativi (CC0)
- Questa pagina in inglese: Josephine Bakhita
Tradotto dalla pagina inglese; i fatti sono stati verificati sulle fonti elencate in data 29 ottobre 2026. Le correzioni sono benvenute.